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McCANN Colum, Questo bacio vada al mondo intero, Milano, Rizzoli, 2010, p. 456

Let The Great World Spin, questo è il titolo originale tratto da un verso di Tennyson: Colum McCann, un dublinese che abita ormai da anni a New York, racconta la leggerezza e il pericolo estremo dell’acrobata Philippe Petit che attraversa le due torri del World Trade Center. Agosto del 1974, l’autore unisce storie diverse, partendo da un momento cristallizzato nella memoria. Un incipit di devastante bellezza e poi subito incrocia le vite, gli sguardi, le emozioni delle persone, in vario modo unite.
La buona narrativa si avvicina alla definizione di Philip K. Dick sulla Science Fiction: è ricca di idee e genera nuove idee nel lettore. E’, immagino, una sorta di rete neurale virtuale che supera i confini trai lettori, tra uomo e uomo.
Questo bacio vada al mondo intero riesce a scavare nelle profondità più buie, nella paura dell’amore a cui aneliamo e da cui fuggiamo (come nella vicenda di Corrigan). E, nello stesso tempo, si libra in volo, guardando dall’alto una città con il naso all’insù: occorre leggerezza e amore. Le parole fluiscono inarrestabili, una diga si è abbattuta, il lettore incontra il capolavoro che non si attendeva.
I capitoli sfrecciano. McCann riesce a dare spazio anche a un gruppo di ricercatori di Palo Alto, informatici che instradano telefonate, che lavorano per il Pentagono: ARPAnet e il futuro che incombe. Il Vietnam e le sue vittime. L’autore tiene in piedi, in acrobatico elegante stile, una storia dalle mille sfaccettature. “Sono il figlio di mio figlio, Harry, e mio figlio è morto”. E’ un enorme dono la scrittura di McCann, e questo libro sul mondo che gira. “La particolarità dell’amore è che diventiamo vivi in corpi che non sono il nostro”.